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Aspetto Urbanistico

Corleone è situata tra le due rocche di Levante e Mezzo Giorno.
Esse, sin dall’età medievale, risultavano fortificate da due castelli: il Castello Soprano, di cui sussiste una torre isolata di impianto circolare che prende il nome di Torre “Saracena”, recentemente consolidata, e il castello sottano, di cui sussistono scarsi ruderi inglobati in un complesso abitativo posteriore, in atto adibito ad Eremo francescano (Frati Minori Rinnovati).


Il fondamentale assetto urbanistico di Corleone è ancora quello a trama viaria dedalica, d’origine medievale, ma l’attuale volto della città risenta della sua “rifondazione” barocca, allorché da habitat “chiuso”, a carattere prevalentemente strategico - difensivo, si trasformò in habitat “aperto”, a notevole egemonia ecclesiastica, con l’insediamento di vari ordini religiosi vecchi e nuovi (Benedettini, Carmelitani, Agostiniani, Francescani, Gesuiti, Filippini, Domenicani), resi più efficienti dalle direttive di una chiesa controriformata ;per assumere ancora, fra il 7 e l’800, l’aspetto residenziale signorile con l’elezione di numerosi palazzi baronali ad iniziativa del ceto Agrario – Borghese emergente(Sarzana, Bentivegna, Provenzano, Triolo, Cammarata, Milone).


Corleone risulta dotata altresì come tante altre città demaniali dell’isola, di notevoli infrastrutture di forte impatto sociale:un ospedale, un orfanotrofio per le ragazze e due monti di pietà di cui uno riservato al clero.
Comunque per i suoi numerosi edifici chiesastici che Corleone godette di una certa fama tra le città demaniali del regno, al tal punto da essersi guadagnata l’appellativo: “La Città delle Cento Chiese”.


Ormai distrutto il sistema difensivo murario medievale, con le sue torri e le otto porte, rappresentante in una cartografica del XVI secolo(Porta grande della Bucceria, Porta di Fabio, Porta Soprana, Porta di Groppu, Porta dell’Avvocata e dello Steri, Porta di Persico, Porta di Torre, Porta Rubea o Sottana), delle quali rimane tuttavia qualche testimonianza nella toponomastica cittadina, risulta invece perfettamente leggibile l’originario assetto urbanistico del borgo che si svolge lungo la croce di strade costituita da un asse nord- sud destinato alle funzioni pubblico e collettive e da un asse est-ovest destinato alla rappresentazione del potere privato.


Si può descrivere i centro storico partendo dal largo dei Cappuccini , ove sorge la elegante villa comunale, raggiungibile dalla zona di espansione nord , col suo aspetto anodino e un po’ caotico della città nuove. La villa occupa l ‘antica silva del complesso conventuale dei Cappuccini, nell’ antico “Piano del Borgo ” , costruito nel 1640 quale terza sede , in ordine di tempo , della loro presenza a Corleone . Danneggiato dal sisma del 1968 , in una con le famose catacombe , rimane la chiesa , in precarie condizioni statistiche , mentre  le varie opere d ‘ arte mobili sono state ricoverate in altre chiese della città . La villa comunale, progetta nel 1849 sul modello di giardino “all‘ italiana” da Florindo Di Giorgio da Lanciano, occupa un ‘ area  di 4000 m ² e presenta una ricca varietà di flora sulla quale spiccano piante ad alto fusto : cipressi, pini, morus e maestose palme lattifere.


Lungo i viali si possono ammirare i busti marmorei di Francesco Bentivegna e Giuseppe Vasi , questo ultimo eseguito dal corleonesi Biagio Governali . Dinanzi la villa , nella piazza ora destinata ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino si erge anche il monumento ai caduti della grande guerra , drammatico gruppo in bronzo raffigurante la vittoria alata che sorregge il soldato morente  , eseguito nel 1933 da Archimede Campini , sull' esempio del Soldato Italiano per la Patria di Ettore Ximenes nel camposanto di Aquileia.
Dopo aver percorso la lunga via  Bentivegna , sulla quale prospettano eleganti negozi  si costeggia la raccolta piazza Nascè , già della Bucceria , ove sorge l ‘ omonima porta ubica , addossata al vecchio campanile della Chiesa Madre , purtroppo oggi del tutto snaturata , e si arriva nella centrale piazza Garibaldi , già Piazza Inferiore , per distinguerla  da quella Superiore ( l ‘attuale piazza Vasi ), la quale ospita la sede della munucipalità   e del potere religioso. Il Palazzo Comunale (“Pretorio”), del XVIII secolo, restaurato recentemente, presenta in una nicchia nel muretto d’ attico la statua dell’ Immacolata, compatrona della città. Al suo interno custodisce quattro “magnificenze” di Roma antica e moderna del corleonesi Giuseppe Vasi. Vi è addossata, dal lato di via Roma la Torre civica , con lisce membrature e un orologio meccanico. In linea col Palazzo del Pretorio sorge l’ex Palazzo Cammarata, anch’esso d’origine settecentesca ma interamente ricostruito dopo il 1945. Attualmente sede degli uffici comunali e della Biblioteca Civica “Francesco Bentivegna”, è stato impreziosito(1985) di un portone in bronzo con rilievi sui fatti più significativi della storia cittadina, opera di Biagio Governali, cui si deve anche il busto bronzeo(1995) del sindacalista Placido Rizzotto (collocato nella stessa piazza), caduto per la libertà e la democrazia in Sicilia. Dirimpetto il Palazzo Cammarata sorge il Palazzo Bentivegna, costruito in forme neoclassiche agli inizi dell’800, il cui prospetto indulge ad una certa scenografia barocca grazie ai busti in terracotta che si affacciano dal muro attico.


Una lapide in marmo ricorda l’ospitalità accordata dai fratelli Bentivegna a Giuseppe Garibaldi, il 10 Luglio 1862, allorché l’eroe dei due mondi venne a Corleone per arringare i cittadini in vista della sua nuova impresa dal motto fatidico “Roma o morte”.
Una delle quinte di Piazza Garibaldi, detta anche della Matrice, è costituita dal fianco Meridionale della Chiesa di S. Martino, il cui prospetto principale ricade invece nel cono ottico di via S. Martino.
Da piazza Garibaldi, percorrendo il primo tratto della via S. Martino, si può osservare sulla sinistra, al n. 32, il Palazzo Sarzana, uno dei più interessanti edifici civili di Corleone, col suo prospetto chiaroscuro da materiali differenti, gli spigoli arrotondati e le pittoriche modanature. Mentre della vicina Piazza Nascè, imboccando la breve via Carmine, si perviene alla chiesa dei Padri Carmelitani, dal tipico prospetto a capanna, apparecchiato con conci tufacei, concluso da un timpano triangolare gradinato, munito di vasoni in pietra e cella campanaria a vela al suo vertice.
Da ritornati in Piazza Garibaldi e imboccando la stretta via Orfanotrofio, così detta dall’Ex Orfanotrofio di S. Ludovico(secolo XVIII), oggi interamente ristrutturato e adibito dal Comune e centro culturale polivalente, si può visitare il Museo Civico Comprensoriale”Pippo Rizzo”, di recente istituzione, allogato nell’ottocentesco palazzo Provengano. Tornando indietro nella piazza Garibaldi, ci si immette nella ripida via di Roma, che costeggia la torre civica, dopo un breve tratto , la chiesa del collegio da S. Maria, distrutta dal sisma del 1968, ad eccezione della zone inferiore del prospetto.


Poco oltre, nella stessa via, sempre sulla sinistra, obliquamente attestata sulla piazza antistante, sorge la Chiesa di S. Domenico, la più grande città dopo la matrice, eretta intorno alla metà del XVI secolo dai Frati Predicatori, già insediatesi a Corleone con un loro convento costruito nel piano delle donne, extra moenia, nei pressi della porta di Fabio.
Salendo ancora oltre per la via XXIV Maggio, si arriva in Piazza Vasi, già Piazza Superiore, ove sorge la Chiesa di S. Rosalia, eretta dopo la scampata epidemia di peste del 1624, quale ex voto dei cittadini corleonesi alla Santa palermitana, col patrocinio dell’universitas.
Ripercorrendo a ritroso la via XXIV Maggio, arrivati in Piazza S. Domenico(sulla quale prospetta l’ottocentesco Palazzo Triolo, con spigolo arrotondato), possiamo ammirare la chiesa di S. Pietro, col suo tipico campanile in pietra calcarea. D’origine duecentesca, essa sorge in un contesto urbano tra i più antichi, e forse il più caratterizzante, di Corleone, occupando, quasi certamente, il sito dell’antica moschea araba.
Adiacente la chiesa di S. Pietro,con prospetto in via Cammarata, antica strada “mostra” della Corleone del XV secolo, sorge la chiesa di S. Andrea, di origine trecentesca.Essa è stata in origine , la sinagoga della comunità ebraica in Corleone, che proprio in via Cammarata ha lasciato i segni architettonici della sua presenza in numerose abitazioni con portali e finestre ad arco”particolare”.


Nella stessa via è possibile osservare, al n. 11, una casa del tardo ‘400, i cui resti di un portale con archivolto acuto su peducci, una monofora e una bifora con colonnina tortile, ci riportano alla cultura figurativa di derivazione gotica-catalana. Nella stesa via si può ammirare ancora il Palazzo N. L. Cammarata, d’origine quattrocentesca ma ristrutturato nell’800, il quale pare abbia ospitato l’imperatore Carlo V durante il suo presunto soggiorno a Corleone.
Dalla via Cammarata si perviene in una strada che si dirama a sinistra che si dirama a sinistra nella via Beato Bernardo, ove sorge la chiesa dedicata al Beato corleonesi, ricavata dalla sua casa natale(conserva i cimeli di calzolaio e spadaccino del frate cappuccino) e a destra nella via Firmatari, ove, attestato ad angolo con la piazza Annunziata, sorge il complesso dell’ex Ospedale dei Bianchi, esternamente qualificato da un portale a sesto acuto con ghiera e blocchi tufacei disposti a semplice ventaglio, in stile vagamente " chiaramontano".
Il complesso ospedaliero fu eretto nel 1649, per volontà della Compagnia dei Bianchi, al fine di assistere i cittadini infermi affetti da malattie acute. All’origine piano terrano vennero aggiunte nel 1768, le corsie del piano superiore raccordate da un elegante scalone in marmo rosso di Scalilli, diaframmate da una loggia tripartita con archi centrici e colonne. L’Ospedale comprende anche la chiesa, ad unica nave rettangolare, con volta a volte lunettate e ribaltata, e l’ennesso grande oratorio dei confrati a pianta ellittica.
Percorrendo ancora la Via Firmatari fino a piazza Garibaldi e imboccando a sinistra la Via Spatafora si perviene al Convento di Sant’Agostino, attestato ad angolo con l’omonima Via, a cui è annesso l’oratorio della confraternita della Vergine del Soccorso. Edificato alla fine del tredicesimo secolo in un quartiere tra i più vitali della città (vi insisteva la piazza del Mercato, ora Piazza S. Agostino), Ha connotato in maniera forte l’assetto urbanistico della città "Murata".


Il complesso conventuale agostiniano, raccolto attorno ad un chiosco quadrangolare attualmente in fase di recupero a cura della soprintendenza, fu ampliato e ristrutturato a partire dal XII secolo. Dal 1866 venne utilizzato come sede della biblioteca comunale è ospitò pure fino al 1968, il glorioso Liceo "Baccelli".
Sant’Agostino, oratorio della confraternita della vergine del soccorso , si affaccia in Via Spatafora dalla quale si giunge in Via S. Leoluca dove è l’omonima chiesa, dedicata al Santo Corleonesi ad unica nave, con affreschi di Fra felice di Sambuca e un moderno altare in bronzo di Biagio Governale. La chiesa di San Leoluca ha annessa una biblioteca parrocchiale istituita nel 1979 dall’equipe di Padre Giovinco e un museo della civiltà contadine in fase di allestimento.
Ritornati in Piazza Garibaldi e ripercorrendo a ritroso la via Firmatari fino a Piazza Annunziata si imbocca a destra la Via Ospedale Vecchio e dopo circa 200 metri si perviene alla chiesa Santuario dell’Addolorata nella zona bassa della città nei pressi del torrente corleonesi, ora in questo tratto coperto e alla chiesa di S. Nicolò.
Dal Santuario dell’Addolorata percorrendo la Via Omonima si raggiunge altre al ponte nuovo la Via SS.Salvatore che ci conduce sull’ameno poggio ove sorge in aperta veduta panoramica sulla città, il complesso monasteriale del SS. Salvatore di origine medievale, ma riedificato nel XVIII secolo, in esso si alternarono o convissero, suore benedettine e carmelitane.


Oggi in disastroso stato di conservazione, organizza le sue fabbriche attorno ad un chiostro classicheggiante con fontana ottagonale al centro, mentre la chiesa, ad unica nave rettangolare, concepita con unitaria, concepita con unitaria decorazione plastica pittorica, ha perduto, nel crollo della volta, i meravigliosi affreschi di Filippo Randazzo, detto il Monocolo di Nicosia, raffiguranti il Trionfo di S. Benedetto al cospetto della SS.Trinità tra santi benedettini e carmelitani ed un coro angelico (firmati e datati al 1735).
Per questo monastero fu eseguito, altresì, il maestoso politico rinascimentale dell’Incoronazione della Vergine tra i santi Michele Giovanni Battisti, Giovanni Evangelista e Leoluca ( di Guglielmo da Pesaro?), noto sic et simpliciter come il "Polittico di Corleone", oggi custodito presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palermo.
Altre chiese sono S. Maria di Gesù dell’omonima piazza, raggiungibile dalla Villa Comunale, imboccando la via che costeggia la caserma Taroni.
La chiesa del Convento della Madonna delle Grazie, alla periferia ovest della città, nell’antico quartiere denominato " Pozzo Buono", costruita nel 1595 su progetto del caput magister Vincenzo Pomara.


La chiesa di San Michele Arcangelo, la chiesa dei SS. Elena e Costantino, la chiesa di Maria SS. Della Misericordia.
Alla periferia sud della città è possibile godere il fascino di taluni monumenti cosiddetti minori. Infatti lungo il corso del torrente Corleonesussistono malinconici ruderi di antichi mulini ad acqua, tra cui quello di S. Agata (secoloXV), che ci richiama alla mente la romanticaimmagine del mulino della Valle del Rodano, celebrato da Alphonse Daudet. E ancora alcuni ponti di pietra a schiena d’asino, cioè con fornice gotico, d’epoca normanno-chiaramontana, tra i quali il Ponte del Gatto e il ponte di S. Marco(1325), quest’ultimo nella contrada, ove fin dall’età medievale si teneva una celebre fiera ( i ruderi della vicina chiesa di S. Marco sono legati a storie di incantesimi e di tesori).
Nel vasto territorio corleonesi, per certi versi assimilabile al "mare pietrificato" di una visionaria pagina del Gattopardo di Tommaso di Lampedusa, è facile imbattersi in numerose masserie, sorte in età moderna e contemporanea sulle preesistente di antichi casali arabo-normanni (rahl).
Quelle di contrada Pirrello, Petrulla e Marosi, in particolare, seppure in discreto stato di conservazione, ci appaiono ormai muti testimoni di pietra di una civiltà contadina in via di estinzione.
Percorrendo la S.S. 118 per Palermo, al Km 16, una breve diramazione ci conduce al Santuario di Tagliavia ( nel sito del casale medievale di Rahalmia), dedicato alla Madonna del Rosario, meta di devoti pellegrinaggi da parte della popolazione del circondario.

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